Ottobre a Miami

02

Semafori come sguardi assai solenni

mostrando cosa sia bene fare

al centro delle ampie strade a schiera

dal soffio un po’ indeciso

si lasciano ondeggiare

.

Funamboli giocolieri

su fili dondolanti

sincronici tutti insieme

anche loro danzano

e intanto incitano ad andare o a rimanere

secondo ciò che ognuno è venuto a fare

.

Longilinee palme dai ciuffi scompigliati

a malapena parano dal caldo

anche quando è più di tanto

eppure da sfondo esotico

tutte in coro fanno

.

L’oceano è quasi sempre un po’ arrabbiato

eppure brilla il sole che pare piena estate

ma ecco che all’improvviso viene giù la pioggia

per poi mostrare in cielo

un’altra volta ancora il luccichio del raggio

e di nuovo acqua giù a secchiate

.

Anche il tempo a dire il vero

da queste parti pare un poco matto

ed è per questo che la pioggia e il sole

-che a quanto pare qui hanno grande intesa-

camminano a braccetto

.

Tra musica e stordimenti vari

c’è chi in bella mostra mette

un pizzico in più del bello di cui crede di poter fruire

e chi quanto invece può acquistare

di sicuro però nessuno smette d’inseguire

ciò che neanche uno in verità potrà mai comprare

.

 

tiziana mignosa

ottobre duemiladiciannove

.

Per l’autrice ogni spunto è buono per fare poesia ma anche riflessioni filosofiche; in questa sua, per esempio, inizia con la descrizione di una città, parla di Miami, per l’esattezza, e poi sconfina nel filosofico ma andiamo per ordine…

Parlando con lei ho saputo che è appena tornata da un viaggio negli Stati Uniti ed ecco che, come sempre accade a chi è “di poesia facile”, quasi a ogni emozione viene fuori qualche verso come in questo caso.

Nella prima strofa  di “Ottobre a Miami” la poetessa descrive ciò che vede nella strada che la conduce nella nota città americana; si sofferma sui semafori che, a differenza di come accade in Italia che ce n’è uno soltanto a ogni incrocio e sull’angolo destro della corsia, qui non solo ce ne sono tanti ma oscillano su fili protesi da un lato all’altro su quelle che lei definisce  “ampie strade a schiera”. In effetti, a pensarci bene, non potrebbe essere diversamente visto che ci sono mediamente sei corsie di marcia per ogni lato.

Nella seconda strofa scende più nel dettaglio quando li paragona a dei funamboli, a dei  giocolieri che si esibiscono su “fili dondolanti/sincronici tutti insieme /anche loro danzano … “

“Anche loro danzano”, se scelgo di soffermarmi su questo verso mi viene spontaneo chiedermi: “Chi sono gli altri, semafori a parte, a danzare?” Qua la poetessa fa un tacito riferimento alle persone che ha incontrato nella tappa precedente (New Orleans) dove abitualmente è possibile incontrare chi balla e canta per strada.

“…e intanto incitano ad andare o a rimanere/secondo ciò che ognuno è venuto a fare”: in questi due versi, almeno da come dice lei, sembra che il compito principale dei semafori americani sia quello di oscillare poeticamente al vento e, nel frattempo, visto che ci sono, incitano ad andare o a rimanere/secondo ciò che ognuno è venuto a fare.”

Ecco che nella terza strofa l’occhio poetico si sposta sulle palme che con i loro ciuffi scomposti decorano l’ambiente rendendolo esotico e attraente ma riescono poco a proteggere dal caldo che nel mese di ottobre a Miami è davvero tanto.

E poi c’è l’oceano che con la sua immensità e con la potenza che possiede sembra essere sempre “un po’ arrabbiato” e questo anche in piena estate quando, essendoci un clima tropicale, il tempo regala quegli sbalzi improvvisi, e poco prevedibili, tra sole cocente e acqua battente per cui si assiste spesso a quel paradosso vivente di persone che scappando dalla spiaggia finiscono per riversarsi sulle strade a camminare  in costume, e con l’ombrello, oppure a popolare i locali. L’autrice, nella penultima strofa, fa un velato riferimento al fatto che da quelle parti non è solamente il tempo a essere “un poco matto”; c’è un’aria vacanziera che rende tutto leggero e brioso e poi, come è sua abitudine, visto che ha la tendenza a vedere “il lato buono” in ogni cosa che le capita, non descrive questo continuo mutamento climatico come qualcosa di spiacevole e fastidioso, anzi, suggerisce ai suoi lettori di interpretare la vicenda in maniera alquanto romantica, se non addirittura bizzarra, regalando in rima la sua visione dei fatti: il sole e la pioggia da quelle parti hanno grande intesa ed è per questo che camminano a braccetto.

Le chiuse di quest’autrice invitano sempre alla riflessione, e questa poesia non fa eccezione; così attraverso il suo sguardo possiamo accorgerci che i “passeggiatori di quelle vie” hanno la tendenza a mostrare, “tra musica e stordimenti vari”,  “un pizzico in più del bello di cui credono di poter fruire”; qua fa un esplicito riferimento  al fatto che chi ancora “viaggia soddisfacendo l’ego” ha bisogno di “mostrarsi” nella sua parte migliore ma considera solo il lato materiale, quindi il corpo, e non la bellezza vera che, di fatto, non è visibile agli occhi ma è molto più grande di quella che credono di avere nel fisico.

Continua dicendo che fa sfoggio di sé non solo chi mostra la propria avvenenza fisica ma anche chi ha tanti soldi da spendere attraverso la propria automobile di lusso o l’abbigliamento che indossa. “… di sicuro però nessuno smette d’inseguire/ciò che neanche uno in verità potrà mai comprare”

L’autrice conclude la sua lirica dicendo una grande verità e cioè che ognuno, attraverso i mezzi che ha a disposizione, o comunque ritiene validi, alla fine insegue ciò che di fatto nessuno potrà mai comprare, cioè la felicità!

Santino Gattuso

 

 

Ogni fine è meta e nuovo inizio

a

Ogni addio

anche quando sei tu a cercarlo

è sempre una goccia che scivolando

dal sentimento a terra

una porta per sempre chiude

ma cento te ne mostra

spalancate su orizzonti nuovi da scoprire

.

Ne sceglierai una

che dalla matita all’inchiostro

parole nuove aggiungerà

al libro della vita che hai pensato

di bagnare e far asciugare

dalla pioggia e dal nuovo sole

che hai deciso d’abbracciare

.

Ogni fine è meta e nuovo inizio

germoglio che si schiude sul battito

di una rosa sfiorita

nata cresciuta e appassita

tra luci e ombre

adesso trampolino

per il nuovo volo

 

.

tiziana mignosa

sei novembre duemiladiciannove

.

Questa lirica ci parla di un tema comune a tutti: il distacco da qualcuno o da qualcosa! Non importa chi scelga di “slacciare il nodo andando per altra via”, fatto sta che un addio è comunque sempre doloroso anche quando siamo noi a volerlo. Ogni volta che giriamo una pagina del libro della vita una parte di noi, anche quando è consapevole che quella sia stata la scelta giusta, rimane imbrigliata in quel vissuto ormai scaduto. La positività dell’autrice ci invita a vedere oltre quella sottile malinconia che può scaturire dal distacco e ci esorta a considerare il fatto che voltando pagina, e proprio grazie a questa scelta, anche quando lasciamo qualcosa di caro alle spalle possiamo scoprire orizzonti nuovi da vivere.

Nella seconda strofa c’è il passaggio successivo nel quale avviene la scelta: “tanti orizzonti e una via”

“… che dalla matita all’inchiostro…” in queste poche parole dal gusto misterioso l’autrice fa un velato riferimento al fatto che, almeno secondo il suo credo, noi esseri spirituali incarnati in un corpo materiale per fare l’esperienza terrena, prima di venire sul pianeta facciamo un “piano di studi” o, per dirla con le sue stesse parole, scriviamo a matita una sorta di griglia che, per sommi capi, indica cosa verremo a fare e chi incontreremo. Una volta incarnati tracceremo a penna i precedenti progetti scritti a matita; simbolicamente l’autrice ci sta dicendo che passeremo dall’idea pensata all’azione, dal proposito ai fatti, dall’invisibile alla materia; sceglieremo una strada, tra le tante possibili, che aggiungerà “parole” al libro della nostra vita e in essa ci saranno altre lacrime e nuove gioie da vivere. Nel mondo della dualità accade ancora così!

Non esiste una fine perché ogni meta raggiunta nasconde in sé un nuovo inizio che viene simbolicamente descritto come un germoglio che fiorisce su una rosa appassita, un fiore che ha finito il suo tempo e che per questo è sfiorito. La nuova vita germoglia su una rosa appassita che un tempo era stata lei stessa germoglio cresciuto, poi, “tra luci e ombre” e adesso sfiorito e che, nel suo mettersi da parte, diviene “trampolino di lancio per il nuovo volo da vivere”

Santino Gattuso

Ma ero vela

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Come un’ aquilone

che corda lenta

e gioia chiede

per correre felice incontro al sole

.

così

ero quando

-insicura-

dentro un porto stretto

la valigia nell’armadio avevo riposto

.

Ma ero vela

che sognava il vento

e grandi navigate azzurre

in acque sconfinate e vere

per questo la chiave del cassetto

non ho mai gettato

.

tiziana mignosa

marzo duemiladiciotto

 

note: arriva un momento nella vita in cui si butta la spugna, ci si arrende, e allora accadono i miracoli e i sogni volano fuori dal cassetto

Il mondo ha bisogno di carezze

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Ha un suo perché

e una Bellezza misteriosa

il ramo del fiume che s’incanta

di fronte al tessuto di seta

che lungo il percorso incontra

.

Ma se la sete di possesso

imprudente asseconda

lo afferra

e nell’imbriglio le sue fibre

rovinosamente strappa

.

L’Amore quand’è vero

non tiene chiuso il pugno

ma lascia il palmo aperto

il mondo ha bisogno di carezze

e non d’essere afferrato

.

Lo stesso accade ai sassolini

quando sul guado del fiume

-che lentamente scorre-

tra l’acqua e il sole

gioiosi luccicano

.

se il desiderio d’afferrarli

il pensiero insano accende

di portali a casa

tacciono e si spengono per sempre

senza più vigore

.

Non c’è Bellezza alcuna

che può fiorire veramente

dentro un pugno chiuso

che dice di proteggere

e invece stringe e soffoca

.

tiziana mignosa

settembre duemiladiciassette

 

Come sempre l’autrice parla per metafore e attraverso questa poesia ci racconta la sua visione dell’Amore, un amore che volutamente scrive con la A maiuscola per differenziarlo, in qualche modo, da quello grossolano e ancora acerbo che si sperimenta sulla terra. Per fare ciò immagina un ramo che si trova in un fiume e all’improvviso si rende conto (come se mai fosse possibile) di quanta Bellezza c’è in quel tessuto di seta che si trova a passare proprio in quel momento davanti a lui. Il ramo rimane incantato da tutta quella grazia che scorre dolcemente nell’acqua lasciandosi semplicemente andare alla corrente del fiume e questo lo porta a sentire un forte desiderio d’afferrarlo, per possederlo, per prendere per sé quella Bellezza incantatrice. Sa bene, però, che se scegliesse di farlo il tessuto delicato a contatto con i suoi rami ruvidi potrebbe strapparsi e questo distruggerebbe l’incanto che s’è creato.

“Qualsiasi cosa viene afferrata nella vita, costretta all’immobilità, si distrugge. A tal proposito mi viene in mente la famosa frase di Budda che dice più o meno così: “Se ti piace un fiore lo raccogli se lo ami lo lasci stare” L’autrice la dice in un altro modo:

 

L’Amore quand’è vero

non tiene chiuso il pugno

ma lascia il palmo aperto

il mondo ha bisogno di carezze

e non d’essere afferrato

 

A questo punto entrano in scena i sassolini, seconda metafora, che luccicano gioiosi tra l’acqua e il sole. Sfido chiunque a non aver, almeno una volta, notato un simile splendore e a non aver provato il desiderio di portarli a casa; chi l’ha fatto sa bene che tolti dal loro habitat naturale perdono splendore e vitalità, non sono più “luccicanti e pieni di vita” come prima.

La chiusa afferma, senza nessuna esitazione, che nessuna Bellezza può sbocciare dentro un pugno chiuso che “dice” di proteggere e invece stringe e soffoca.

Mi associo al pensiero dell’autrice quando afferma che il Vero Amore Ama per il gusto di amare senza volere nulla in cambio e lascia totalmente l’altro libero di essere e di fare come meglio crede.

.
Santo Mario Gattuso

Chi dorme non piglia pesci

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La prima volta che mi sono accorta

di non essere presente

è stato quando

dopo averlo così tanto atteso

finalmente mi gustavo

senza però farlo

ciò che intensamente credevo allora di volere

 

Stavo lì col corpo

e mi piaceva pure tanto

eppure da altre parti

con l’attenzione spesso me ne andavo

 

Da allora tante volte mi son chiesta

come mai mi recavo altrove

visto che il mio passo

con il sogno finalmente si baciava

 

Qualcosa in questa storia proprio non quadrava

perché se è vero che due più due fa quattro

era più logico scappare

solo quando la materia con la voglia non combaciava

 

Dopo un po’ la risposta

crudele e liberatrice è arrivata

non scappavo perché non gradivo

ma solo perché dormivo

.

tiziana mignosa

agosto duemiladiciassette

.

note: la vita con il suo esprimersi nella dualità è una continua fonte di colorati insegnamenti ma questo accade solamente se siamo disposti a guardare oltre i nostri limiti terreni. Ogni accadimento può essere, a seconda dei casi, esclusivamente fonte di gioia o dolore oppure grande opportunità di crescita come l’esperienza che ho appena raccontato in questi versi. Ricordo perfettamente la prima volta che, senza ancora aver mai sentito parlare dell’importanza di vivere “in presenza”, mi sono accorta che nei miei comportamenti nei rapporti con la mia vita del momento qualcosa non quadrava. Prima fuggivo perché la mia vita non mi piaceva; ma allora perché accadeva anche quando stavo vivendo perfettamente quello che avevo desiderato con così tanto ardore? Me lo ha spiegato l’esistenza, subito dopo, quando mi ha portato a incontrare chi mi ha parlato dell’importanza di vivere nel qui e ora, sempre, in qualsiasi momento della vita.

Mondi differenti

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Tu giochi dal castello

io dalla zattera in mezzo al mare

tu sei terra e semi

io vento e fuoco

.

Mi tuffo e gli abissi incontro

tu passeggi

e coi fili d’erba

ti raffronti

.

Mondi differenti

i nostri

si baciano in un punto solamente

che ancora però non ho trovato

.

Binari paralleli

che non s’incontrano

ma si cercano e intanto scorrono

su paesaggi differenti

.

tiziana mignosa

dicembre duemiladiciotto

 

 

 

 

E’ cantico leggero

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Amo quando il sole

la grinta perde

e attraverso gli occhi

senza che per questo io li alzi

di musica mi accende

.

E’ una brezza soave

quella chiara trasparenza

che nell’aria si diffonde

quando lieve tra me e il  suo sfiorarmi

gentile si frappone

.

E gioiosa avanzo

verso quella Bellezza calda

che lentamente si lascia scivolare

sul crinale di ciò che l’orizzonte

in quel momento forma

 .

E’ cantico leggero

di passi e di pensieri scalzi

che nella meraviglia ammutoliscono

per dare spazio

alle emozioni dell’adesso

.

tiziana mignosa

settembre duemiladiciassette