L’Idea di te

Forse non sei tu a mancarmi

ma l’idea di te

che il sacco appesantisce

delle idee fallite

dimora dei concetti

che rimangono deserti

senza vento e acqua

.

Veli che il desiderio

dalla realtà allontanano

sorrisi come boccioli

appassiti senza aver conosciuto

il tepore che li avrebbe resi fiori

.

Percorsi

senza traguardi

che nel buio dell’incontro si ritrovano

diversi nella forma

eppure così affini

in quello che diventano

dopo aver scelto di slegare la magia

che la terra al cielo allaccia

.

Giardini

che a volte anche il paradiso indicavano

sopra rosee targhe ai bordi delle vie

e invece tra le lande

l’odore intenso di glicine e d’estate

hanno smarrito

.

E il gioco

la sua triste scena replica

dolce beatitudine

che sulla pesantezza annaspa

e mentre l’incertezza

tua

nella bramosia d’afferrare

il canto stridulo intona

mi smarrisco

 .

Ai miei occhi

pane e pietre

e tutto ciò che trovi

per te va anche bene

.

E mi rivedo ancora

graffio e vuoto

mentre piaceri appena intuiti

perdono luce e anche sostanza

e anche se vorrei solamente rimanere

nell’assenza che ti butto addosso

mi dissolvo

.

tiziana mignosa   marzo duemilatredici

 

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La coccinella che non capiva

C’era una volta una coccinella mangiona, ma così mangiona che, in breve tempo, diventò una coccinella cicciona.

La povera coccinella era tanto golosa quanto triste nel vedersi goffa e pesante, ma non resisteva alla tentazione di imitare tutte le esili coccinelle che incontrava, sperando, segretamente, di diventare come loro.

Un bel giorno, mentre dormicchiava su una margherita arancione, si accorse di alcune coccinelle che saltavano di fiore in fiore; le trovò così belle che volle subito imitarle ma, al primo tentativo di volo, finì subito per terra.

Adesso la coccinella cicciona e copiona era pure ammaccaticcia e dolorante, ma aveva preso un’importante decisione: non avrebbe mangiato MAI più.

Di lì a qualche giorno, mentre se ne stava accoccolata accanto ad un azzurro laghetto, morta di fame, triste e sempre cicciona, vide altre coccinelle che galleggiavano allegramente su di una verde foglia.

Anche questa volta provò il desiderio grandissimo di imitarle e anche questa volta fallì in pieno: un grosso tonfo riempì l’aria e la povera coccinella si ritrovò, senza sapere come, nelle fredde acque del laghetto.

– ”AIUTO, AIUTO!!” – gridava tra le lacrime mentre, con il cuore in gola, cercava di arrampicarsi su di un fuscello che le porgeva la sua verde manina….

 

La coccinella si era salvata e dalla brutta esperienza aveva capito che non è giusto imitare le altre coccinelle in quanto ognuno è bello nella sua diversità.

“Bisogna essere se stessi e cercare di esserlo sempre nella maniera migliore, non copiando gli altri ma cercando di perfezionarci sempre di più.” – pensò felice mentre si asciugava le lacrimucce e correva felice verso tanto buon mangiare.

 

 

 note: non ricordo quando l’ho scritta; metto sempre la data ma stavolta non c’era…
Non fa niente, ciò che conta è il messaggio e non quando è stata scritta…

 

 

 

 

Le illusioni

Le illusioni sono bolle di sapone

che di gioia luccicano

e dopo scoppiano

lasciandoci coi punti di domanda e gli occhi

spalmati sul palmo delle mani

.

Castelli incantati

in controluce l’Amore cantano

sorrisi e allegria sbocciano

ma poi si sciolgono

gelati colorati sotto il sole

.

tiziana mignosa

maggio duemiladodici

Applausi e silenzi

Lesto è questo continuo ondeggiare

tra il grigiogiusto fare

e il successivo scivolare

.

Dolci scie di caleidoscopiche fantasie

che di vertigini svettano e subito s’inabissano

di luce e buio    prima e dopo

.

Una, come se fossi cento

annaspando nell’accorato vaneggiare

attentamente osservi il mondo

mentre tra il tutto e te

t’ostini ancora a inventare

ciò che ti sfugge e non riesci ad afferrare

.

Niente, sei niente senza Amore

e di sospiri sopravvivi

col corpo qui e con la mente altrove

.

Sullo scosceso palco della vita

sorrisi indossi e tacchi a spillo

ma dall’apparenza fuggi

e senza trucchi né merletti

languidi aquiloni cerchi

.

Delicati desideri di carta e vento

applausi e vanità prima

poi,    solo silenzio

 .

tiziana mignosa

aprile duemilanove

 

A contar stelle

In questa notte di stelle

flebile affiora

l’indelebile traccia

lieve soffio

sulla nostalgica pelle

.

Intanto la vita scorre setacciando

stralci d’emozioni a gocce

palpita e si consuma

sui dissonanti lidi

del cinereo tempo

.

Su queste note languide

brezza senza cuore è la carezza del ricordo

pensiero senza tempo

vacilla in questa notte spoglia

tra i sofferti intrecci della mente

.

Solca in cielo un’altra scia di luce

attimo di gioia

figlio unico dell’ultimo perché

implorato sottovoce

sull’ amara concretezza dei frantumati sogni

.

tiziana mignosa

agosto duemilaotto

.

Note: alla magica notte di San Lorenzo

L’illusione

Come la cometa

distante e magnifica

che nel buio della notte

rischiara di folgorante stupore il cielo

così

l’illusione invivibile

lontana e seducente

generosa e falsa

attraversando d’accecante luce

la notte della vita

illumina di gioia l’anima

riscalda il cuore d’irraggiungibile desiderio

svanendo

a volte

ancor prima dello stupore

.

tiziana mignosa

novembre duemilasette

Ultimo pensiero oltre la siepe delle more

Tra il camino e la bufera

la porta era l’unico ponte

che la bandiera della speranza

oltre il timore dell’ignoto

alzava

.

La chiamavano certezza

ma era gabbia

e l’usignolo non sentivo

seducente e ostile

appariva invece il mondo fuori

.

Fiori dalle radici di carta

passi incerti

lungo il tempo hanno forgiato

estati e inverni consumati

tra il focolare e l’uscio

.

Il suo sorriso

era invece estate

-dal cuore di neve-

menzognera scatola di lustrini

che si spalancava su nudi abissi

.

Suadente

aveva lo sguardo

e favorevoli venti soffiava

sulla porta di cemento

resa tessuto

.

Allontanando l’ieri

fiori sulla pelle

la gioia tratteggiava l’oggi

ma dieci passi oltre la soglia

giovane la scena m’ha cambiato

.

Ultimo pensiero oltre la siepe delle more

.

tiziana mignosa

marzo duemilaquattordici