Senza mai sfiorarsi

io e il sogno
Non permettere mai

 alla malinconia

-sia pur gentile-

di bagnare con l’opacità del grigio

il tuo sentire scalzo

.

perché a dispetto di ciò che appare

la sponda d’acqua zampillante

non divide mai

la sublimità del sogno

dal piacere negato

di respirare la stessa aria

.

Certi incontri a volte

sono come gli alberi

che agli occhi degli umani

le loro fronde al vento

offrono

.

e danzano distratti

senza mai sfiorarsi

ma nell’intimità di madre terra

s’intrecciano e si amano

senza per questo

darlo mai a vedere al mondo

.

L’Amore non conosce tempo

e nemmeno spazio

e divertito ride

della polvere che invano

cerca d’offuscarlo

.

tiziana mignosa

agosto duemiladiciotto

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La lezione raffinata

a

L’ombra non esiste

eppure in questo cammino verso casa

-chiamato vita-

non sempre la Luce sta

dove invece dice d’essere

.

E’ una lezione raffinata

e assai sottile

quella d’imparare a percepire

la differenza tra  la parola

quando è allineata col sentire

con quella che parla di spuma e mare

mentre pensa a sciare

.

Arriva sempre il tempo in cui

ai suoi adepti la vita addestra anche

a percepire la differenza che c’è

tra una parola allineata col sentire

e quella che indica il bene ma emana male

.

tiziana mignosa

marzoduemiladiciotto

.

 

note: l’ombra è solo mancanza di Luce, se accendiamo una candela o una lampadina non la vediamo più, tuttavia s’esprime e fa i suoi danni. Una delle tante lezioni che s’imparano sulla terra è quella di percepire la verità oltre le parole. I discorsi vengono accolti dalle orecchie, l’essenza della persona che si esprime dal sentire di chi l’ascolta; quando queste due componenti tra di loro stridono, cioè cosa ascoltiamo a livello fisico e cosa invece percepiamo col sentire, porsi qualche domanda aiuta a comprendere che probabilmente chi abbiamo davanti non sta nella verità.

Martedì, gioie di carta e due raccomandate

a

 

Non è che poi è da considerarsi proprio come quando si vuole la luna tutte quelle volte in cui nella vita si chiede un lavoro, non dico per passarsi gli sfizi ma almeno per vivere decentemente, e non arriva. Quelli sono i momenti clou in cui ti rendi conto che stai attraversando la classica “nuvoletta nera” che ogni tanto s’incontra lungo il cammino ma anche che, per come stanno attualmente le cose, a stento riesci a stare a galla. Ma quando vai sotto e non ce la fai più a respirare ti chiedi dove hai sbagliato visto che, a parte sopravvivere, proprio non riesci a spremere di più l’esistenza. E ne hai cambiati tanti di lavori che, come tutto del resto nella vita, iniziano e poi finiscono anche loro per poi accorgerti che intanto il tempo è passato e che diventa sempre più difficile “ricominciare ancora una volta” con la stessa nonchalance delle prime. Eppure ogni tanto accade, le carte dei giorni uguali ai giorni si rimescolano e ti tocca iniziare daccapo. L’hai fatto tante di quelle volte che potresti anche sostenere, senza timore di dire il falso, che pur mantenendo sempre lo stesso nome, lo stesso luogo e data di nascita hai vissuto due, forse anche tre vite in una, questa! E poi finalmente lo trovi uno “straccio di lavoro” che di fatto, a pensarci bene, non è proprio un lavoro visto che t’impegna solo un giorno a settimana, due ore, ed è pure lontanissimo da dove abiti. Ti danno anche poco, e nemmeno tutti i mesi, ma tutti insieme a luglio (speriamo) ma è l’unica cosa che sei riuscita a trovare in quel nulla che ti gravita intorno; e allora pensi che se ci rinunci a luglio non avrai nemmeno quei quattro spiccioli, per questo accetti e ogni martedì alle 13, 45 esci di casa consapevole di immergerti nel tuo sacrificio motivato facendo un pezzo del tragitto in macchina e poi, per risparmiare, l’altro con i mezzi. Ne prendi due ogni volta, metro e treno, e poi, una volta arrivata, ti tocca fare anche un chilometro a piedi. Questa cosa ti induce a chiederti se sia giusto che per guadagnare due lire si debbano fare dei sacrifici così grandi ma poi sorridi e sdrammatizzi dicendo che il contratto, che di fatto non c’è mai stato, prevede anche venti minuti di corsetta all’aperto, gratis e in mezzo alla natura, che vuoi di più? Andare a passo sostenuto fa bene alla salute, lo sanno tutti, peccato che d’inverno fa freddo e a volte piove anche, ma io questo non lo voglio considerare e vado avanti lo stesso; adesso non ho alternativa, questo è il meglio che riesco ad avere in questo momento! Dove vado? Al carcere minorile dove mi attendono delle ragazze adolescenti che sì, hanno sbagliato ma adesso stanno lì rinchiuse a scontare la loro pena e a volte mi fanno tanta tenerezza e mi si squaglia il cuore a vedere le loro dolci fragilità spesso travestite da svogliatezza o aggressività. A volte hanno uno sguardo assorto che si perde oltre quegli spessi muri e allora mi domando cosa pensino; di sicuro non hanno quello che vogliono ma anelano alla felicità, come ogni creatura esistente del resto! Che vita fanno? La mia, nonostante i vari problemi che ho, è comunque bellissima: sono libera! Sto lì due ore, che volano in un attimo, e insieme creiamo gioielli di carta, il mio modo di intrattenerle tentando di trasmettere loro un’arte che forse, si spera, una volta libere possa far loro venire in mente che rubare non è bello e che ognuno deve vivere con quello che riesce a guadagnare onestamente. Una volta che il tempo è finito vengo accompagnata fuori attraversando, proprio come si vede nei films, porte di ferro pesante alcune delle quali si aprono con grandi chiavi e il consueto cigolio inquietante ma liberatorio; ed ecco che i miei occhi non guardano più fuori attraverso sbarre alle finestre, ritorna a me la mia vita, posso riprendere il cellulare e respirare profondamente l’aria “libera” che c’è lì fuori e che sento avvolgermi piacevolmente il corpo e l’anima. Ricomincia allora in quel momento preciso l’iter al contrario: il bel chilometrino dell’andata lo faccio di nuovo, ma stavolta a ritroso, spesso anche quasi correndo così, giusto per tentare di prendere il treno delle 18, 08 in modo da arrivare a casa quella mezz’oretta prima che di certo non guasta! Due ore, se va bene, anche per il ritorno ci vogliono ben due ore! Ecco, questa è una “fetta” della mia personale lotta per la sopravvivenza ma gli altri non se ne accorgono perché sono sempre sorridente e non ho la tendenza alla lamentela. Il mio essere empatica mi predispone naturalmente a essere sempre attenta ai bisogni altrui, spesso tralasciando i miei, ( mi sa che sbaglio!) e così difficilmente si accorgono che anche io a volte piango, che a volte ho paura, come loro, ad affrontare la vita! Mi vedono sempre sorridente  ma sono fatta di carne e ossa anche io, e non solo di spirito, e a volte ho una paura fottuta della vita, solo che non mi piace lamentarmi e cerco sempre di vedere il lato buono di ogni cosa, di tutto quello che mi accade. Anche io, come tutti, devo affrontare le mie fragilità e i mostri che vorrebbero sconfiggermi!

E poi un giorno mi arrivano due raccomandate; mi sono sempre chiesta perché mai nella cassetta della posta c’è sempre un affollamento eccessivo di bollette da pagare e pubblicità e mai lettere d’Amore, quasi quasi la muro quella cassetta! Questa cosa mi fa pensare al telegiornale, per questo non lo vedo più da anni, dove danno solo notizie spiacevoli, mai che a qualcuno venisse in mente di dare una bella notizia, mai; solo le peggiori cose sparate a raffica sulle fragilità di chi ascolta, eppure il mondo è pieno anche di cose belle ma molti ancora si concentrano solo su quelle tristi, spesso devastanti.

Due multe, sì, sono due multe quelle raccomandate, fatte due martedì di seguito di 160 euro l’una più 15 di spese. Qual è il mio torto? Quello di aver posteggiato la macchina dove non dovevo. E pensare che ho scelto di prendere i mezzi per risparmiare e per ridurre l’inquinamento, ma di sicuro una volta arrivata all’Eur da qualche parte devo pur metterla la macchina, non posso certo inghiottirmela, devo necessariamente trovarle una collocazione ma spesso a Roma diventa più facile vincere una lotteria che trovare parcheggio, e questo i romani lo sanno bene! Certo c’è quello a pagamento, potrebbe dire qualcuno, ma poi ritorniamo al discorso di prima e non amo ripetermi … Non lo sapevo, certo che non sapevo di questo pericolo della contravvenzione, mica sono scema, mica l’avrei messa lì se solo avessi immaginato di correre questo rischio, piuttosto avrei fatto mille giri pur di trovare un posto sicuro e “gratis” magari anche uscendo di casa una mezz’oretta prima così da avere il tempo di cercarlo senza correre il rischio di arrivare tardi al lavoro, come se le due ore che normalmente impiego fossero poche!

Una traversa sterrata, piena di tante altre macchine,  dicono che ho posteggiato sul prato, ma io ho visto solo pozzanghere e terra, spesso anche fango e difficoltà conseguente nell’uscire dalla macchina, un posteggio diciamo scomodo ma comunque gratis in un posto che sembra più un cantiere ma di certo non un parco. Il parco c’è, ovvio che c’è, ma non lì dove ho posteggiato. Avrò anche sbagliato, e mi dispiace, ma 160 euro per giorno non sono un po’ troppi per scontare il mio errore? E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, perché mai nel cruscotto della macchina non ho trovato il verbale della multa? Mi sono informata, adesso pare non sia più obbligatorio metterlo; e certo così però è più comodo per chi ha avuto questa felice idea ma non giusto! Se io faccio un errore la colpa è mia ma se non vengo tempestivamente avvisata continuerò a farlo, quindi se la becco la seconda volta non è più un mio errore, però devo pagare lo stesso, questa è giustizia? Non mi sembra! Una multa sul cruscotto di una macchina è un avvertimento anche per altri automobilisti e non solamente per il diretto interessato ma forse lo scopo delle multe non è quello di punire i trasgressori mettendo al contempo in guardia gli altri e  di avere, quindi, anche una funzione preventiva come credevo, ma quello di fare cassa altrimenti come si spiegherebbe il fatto che ormai non è più obbligatorio mettere la notifica sul cruscotto? In un mondo dove non si considerano i bisogni dei più fragili succede anche questo: tante strisce blu per terra e pochissime bianche. Il mondo è di tutti, e non solamente di chi ha la possibilità di pagare tutto ciò di cui ha bisogno, eppure qualcuno ha deciso che se vuoi posteggiare la macchina devi pagare; insomma devi pagare anche per questo, come se tutto il resto non bastasse! Certo essere retribuita di 50 euro per poi spenderne 170 in multa non è da considerarsi il massimo e allora mi chiedo, perplessa, a parte mettere la macchina dove non dovevo, in cosa ho sbagliato? Non lo so, ma per aggiustare il tiro devo comprendere l’errore così da modificare la mia vita. La mia domanda rimane ancora senza risposta ma ho fiducia nell’UniVerso e so di certo che presto troverò la via.

 

“La vita non rema contro, come a volte viene di pensare, se non tocchi il cielo scegliendo per te il meglio ti sbatte a terra per consentirti di poter fare un salto in alto con una maggiore spinta. Se non lo vedi ti farai solo male.”

 

Tiziana Mignosa

Aprile duemiladiciotto

Il patchwork divertente

aa

Mentre la lezione tento d’imparare

di accogliere e accettare

ogni cosa come arriva

senza volerla modificare

.

non riesco a non sentire a volte

quella parte di me che nel ricordo ancestrale

la Bellezza nella sua interezza

alla memoria fa affiorare

.

Sulla terra ognuno ne ha con sé uno spicchio

ma se la vuoi gustare tutta quanta

da uno prendi una cosa

e da un altro l’altra

.

Di grigia malinconia allora

i pensieri miei si tingono

ma solo durante il tempo in cui

do credito all’idea che tutto insieme

nel divenire non sia possibile avere

.

E visto che credo non sia corretto

prendere da ognuno solo ciò che più gradisco

-gettando magari il resto-

decido di ribaltare il gioco

trasformando la malinconia in diletto

.

E così mi lascio andare sorridendo

alla fantasia di fare un patchwork divertente

con tutti gli uomini che una rosa profumata

al mio sentire hanno portato

di ognuno piglio il meglio e ne faccio uno soltanto

.

Da chi gli occhi miei riesce a saziare

la Bellezza prendo

da un altro le bollicine a una a una afferro

dell’estro suo artistico che assai mi prende

.

Da un altro ancora

la capacità di farmi dondolare colgo

nell’impalpabile leggerezza spirituale

che senza fatica alcuna intorno a sé riesce a irradiare

.

C’è poi chi Amore e dedizione

al cuore mio un po’ ammaccato

gentilmente soffia

raccolgo anche questo dono

e metto tutto insieme

.

Con tutto questo ben di Dio

potrei sentirmi più che sazia

peccato che però non giunge

da un’unica direzione

.

e visto che tutti quanti insieme

non possiamo certamente stare

ringrazio del fatto che ognuno porta con sé

un prezioso angolo di cielo terso

da Amare e da gustare

.

tiziana mignosa

marzo duemiladiciotto

.

 

Note: scritta con ironia e malinconia questa poesia nasce nell’amara constatazione che a volte si incontrano uomini che posseggono un talento che incanta, ( uno solo però, quando c’è, e a ognuno uno diverso ) e allora ho voluto fantasticare sul fatto che sarebbe bello unire tutto questo “ben di Dio diffuso” in un’unica persona, così da poter avere a che fare non con cinque ma con uno soltanto che così diventerebbe davvero speciale in quanto ricchissimo di entusiasmanti attitudini. Certo l’ideale sarebbe imparare ad accettare tutto quello che arriva così com’è; a volte, però, l’idea ancestrale di Bellezza completa è un ricordo antico che, nella sua

Un’altra estate s’è conclusa

.

Sono onde rabbiose

eppure l’aria è malinconica

spuma in tempesta

che lentamente all’orizzonte

il sole pallido ingoia

.

E l’occhio un po’si perde

in questo paesaggio senza limiti

specchio magnifico che mi mostra

l’effetto di quel continuo scivolare

perennemente sullo stresso squarcio

.

Dove sei?-

.

Capelli arruffati al vento

riflessi d’autunno e tramonto negl’occhi

odoro di salsedine ed erba novella

casco e mi rialzo

sempre sulla stessa storia avida di storia

.

Un’altra estate s’è conclusa

e la  domanda è sempre la stessa

.

tiziana mignosa

novembreduemiladiciassette

Niente tane in terra e nidi in cielo

a

Quando la cristallizzazione

il bianco lo fa vedere nero e il nero bianco

la voglia ai piedi passa

di proseguire bene il viaggio

.

Procedere è ricordare

e non farsi vecchi accumulando

chi si ostina a camminare storto

si costruisce intorno un fitto e buio bosco

.

L’evoluzione è per chi collabora

e fiducioso si lascia andare

ma anche per chi si predispone alla sofferenza

creando attrito e inutile resistenza

.

Ogni percorso è comunque benedetto

e ci conduce nell’unico punto dove possiamo andare

ma le strade non sono tutte uguali

c’è chi sceglie di stare bene e chi di stare male

.

Sicurezze come radici solo nella forma

-per fare entrare il sole gli alberi devono crollare-

quando si dimentica che la linfa buona

è solo quella della Fonte

.

Stessa è però la sorte che può toccare alle talee

-così tanto Amate dopo il crollo-

mettono radici e teneri germogli

ma dopo poco seccano

.

Dopo la catastrofe

lo spazio si fa ampio come la visuale

e si trovano zattere che prima di toccare terra infatti

in altre zattere ci portano

.

-Niente tane in terra e nidi in cielo-

per entrare dalla porta Maestra

non occorrono neanche

le cose più leggere

.

tiziana mignosa   settembre duemiladiciassette

Dimora di liquide fantasie

a

Come il segnale di corno che in cielo sale

e poi si perde lungo il vento

cosi l’impetuoso scorrere dell’acqua

dietro la tenda della quiete

nel pieno s’assopisce e attende

.

E i rumori tacciono

al silenzio

mentre si apre in quel respiro

il varco che al diletto

gentile m’accompagna

.

Acqua nell’acqua

e desiderio sciolto

nel desiderio

.

E specchi

baciati da vapori aulenti

a me stessa mi nascondono

mentre con le dita

arabeschi a fantasie disegno

e nuda indugio

prima di farmi acqua

dentro l’acqua

.

Sui marmorei lembi

tremolanti fiamme

suadenti canti

alle pareti soffiano

mentre il tempo

scandisce un intervallo

gocciolante di piacere

.

Tiziana Mignosa

marzo duemilatredici